Non tenere mai le bottiglie d’acqua in questo posto comune: rischi contaminazioni pericolose

Le bottiglie d’acqua, specialmente quelle in plastica, possono rappresentare un pericolo per la salute se conservate in ambienti inadatti. Il rischio maggiore si manifesta quando queste vengono lasciate in luoghi esposti al calore o alla luce diretta del sole, fenomeno comune in molte abitazioni e automobili. In questi contesti, le sostanze chimiche della plastica tendono a migrare nell’acqua, contaminando il contenuto e rendendolo potenzialmente dannoso per chi lo consuma.

Perché il calore è così rischioso per le bottiglie d’acqua?

Le bottiglie di plastica rilasciano sostanze tossiche con una velocità decisamente maggiore quando sono sottoposte a temperature elevate. Secondo gli esperti, il calore accelera il processo di degradazione dei polimeri che compongono la plastica, favorendo la fuoriuscita di composti come bisfenolo A (BPA), ftalati e microplastiche. Gli studi scientifici hanno confermato che esporre queste bottiglie al sole o lasciarle in automobile, dove facilmente si superano i 25-30°C, porta a un aumento delle sostanze chimiche nocive rilasciate nell’acqua.

Ad esempio, uno studio pubblicato nel 2022 ha rivelato la presenza di ben 250 frammenti di plastica per litro d’acqua in alcune bottiglie sottoposte a condizioni di caldo intenso. Oltre alle microplastiche, si osservano valori elevati di antimonio e altre molecole considerate pericolose per l’organismo umano.

Le sostanze tossiche rilasciate e i rischi per la salute

Tra le principali sostanze che possono contaminare l’acqua contenuta nelle bottiglie di plastica troviamo:

  • Bisfenolo A (BPA): un interferente endocrino noto per la sua capacità di disturbare il sistema ormonale umano, vietato in diversi paesi ma ancora presente in molte bottiglie con diversi sostituti (BPS, BPF), i cui effetti rimangono motivo di preoccupazione.
  • Antimonio: metallo utilizzato nella produzione di plastica (PET) che può essere tossico se ingerito in grandi quantità. Studi condotti in Cina e Messico hanno evidenziato livelli elevati di antimonio nell’acqua imbottigliata esposta ad alte temperature.
  • Ftalati: composti chimici usati per rendere la plastica flessibile, considerati anch’essi interferenti endocrini e associati a patologie croniche come diabete, obesità e disturbi cardiovascolari.
  • Microplastiche: minuscoli frammenti di plastica che possono essere ingeriti; si stima che ogni persona assuma circa 5 grammi di plastica a settimana attraverso l’acqua. Per ulteriori dettagli tecnici, è possibile consultare la voce di Wikipedia sulla plastica.

Tutte queste sostanze, a concentrazioni elevate o in caso di esposizione prolungata, sono collegate a una crescente incidenza di patologie legate al sistema endocrino e al metabolismo, oltre a possibili effetti cancerogeni. La ricerca ha individuato in particolare un aumento fino al 40% del rischio di sviluppare tumori ormono-dipendenti per chi è costantemente esposto a BPA e suoi sostituti.

I luoghi da evitare per la conservazione dell’acqua in bottiglia

Alla luce delle evidenze scientifiche e delle normative di sicurezza alimentare, è fondamentale non conservare mai le bottiglie d’acqua nei seguenti luoghi comuni:

  • Interno delle automobili: le temperature possono salire rapidamente ben oltre i 50°C, favorendo un rilascio massiccio di sostanze tossiche. Questo rischio è particolarmente elevato nella stagione estiva e nei veicoli parcheggiati al sole.
  • Finestre o davanzali esposti alla luce diretta del sole: anche in ambienti domestici, la radiazione solare accelera la degradazione della plastica e la contaminazione dell’acqua.
  • Vicino a fonti di calore come termosifoni, stufe o forni: il calore localizzato può incrementare rapidamente il rilascio di composti chimici.
  • Luoghi umidi e polverosi: favoriscono la formazione di batteri e funghi che possono contaminare l’acqua soprattutto dopo che la bottiglia è stata aperta.
  • Nei pressi dei servizi igienici: ambienti a rischio di contaminazione microbica e igienica, assolutamente da evitare per lo stoccaggio di alimenti e acqua.

Le linee guida contenute nei manuali di corretta prassi igienica e nella normativa di sicurezza alimentare sottolineano inoltre che i dispenser e i punti di distribuzione d’acqua non devono mai essere installati in prossimità di fonti di insudiciamento, uscite di sicurezza, scale antincendio o in aree scarsamente aerate.

Accorgimenti per una conservazione sicura dell’acqua

Per minimizzare ogni rischio di contaminazione, è consigliabile seguire alcune regole fondamentali:

  • Conservare sempre le bottiglie d’acqua in luoghi freschi, asciutti e al riparo dalla luce diretta.
  • Non lasciare mai l’acqua in bottiglia esposta al sole, soprattutto in auto o vicino a finestre.
  • Terminare il consumo rapidamente una volta aperta la bottiglia, specialmente se conservata fuori frigo.
  • Preferire contenitori in vetro o acciaio inox per ridurre l’esposizione a sostanze tossiche e microplastiche.
  • Assicurarsi che i punti di distribuzione dell’acqua, come erogatori o fontanelle, siano collocati in ambienti puliti e lontani da possibili sorgenti di contaminazione.

In alternativa, l’utilizzo dell’acqua del rubinetto rappresenta spesso una scelta più sostenibile e sicura, purché l’impianto idraulico sia a norma e regolarmente controllato.

Un comportamento attento alla corretta conservazione delle bottiglie d’acqua non è solo una questione di igiene, ma rappresenta una vera e propria difesa per la propria salute e quella dei propri cari. Ricordando che le temperature elevate e la luce solare sono i principali nemici della sicurezza dell’acqua confezionata, è possibile ridurre al minimo ogni rischio, mietendo così i benefici di una corretta idratazione senza conseguenze indesiderate.

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