In un periodo segnato dalla siccità e dai cambiamenti climatici che minacciano la salute dei nostri giardini, è naturale cercare soluzioni antiche e collaudate per coltivare le piante anche in assenza di irrigazione abbondante. Tra le tecniche più affascinanti e innovative, riscopriamo i metodi africani di aridocoltura, testati con successo nel deserto del Senegal e oggi sempre più studiati e sperimentati anche in Europa.
Aridocoltura: la coltivazione senza acqua
L’aridocoltura è una pratica agricola che consente di coltivare orti e frutteti in ambienti aridi o semi-aridi, sfruttando in modo estremamente efficiente la poca acqua disponibile e rigenerando suoli degradati. Questa tecnica, già praticata da popolazioni africane in aree dove le piogge sono scarse e irregolari, permette di produrre cibo e fiori anche quando l’acqua scarseggia grazie a una combinazione di strategie naturali e soluzioni a basso impatto ambientale.
Nel nord del Senegal, dove le precipitazioni si concentrano in pochi mesi all’anno, le tecniche dell’aridocoltura hanno rivoluzionato la produzione agricola locale. Questo tipo di approccio si basa sulla capacità della natura stessa di rigenerarsi e sulle conoscenze tradizionali tramandate di generazione in generazione, adattate al contesto moderno con l’apporto di innovatori come Emile Jacquet e Abdoulaye Kà (aridocoltura).
Principi fondamentali dei metodi africani
Per coltivare efficacemente anche durante la siccità, i metodi antichi africani puntano su alcuni principi chiave, oggi integrati nei progetti di rigenerazione del suolo:
- Protezione del suolo: coprire il terreno con pacciamatura naturale costituita da foglie secche, paglia o ramaglie. Questo semplice gesto preserva l’umidità residua, limita la crescita di erbe infestanti e mantiene fresca la zona radicale.
- Gestione intelligente delle risorse organiche